Mi sono allenato tantissimo per questo, sono stati 2 anni difficili per via dei 2 infortuni al crociato, ma ora sto bene.

Con queste parole, lo scorso 18 agosto, Arkadiusz Milik commenta il goal all’esordio stagionale contro la Lazio. I suoi occhi emanano una luce intensa, solo lui sa quanto è stata dura la risalita.

Più che per la rete, il bomber polacco dalle movenze pulite e razionali è contento di “giocare titolare”, o meglio – si corregge subito – di “aver giocato titolare”. Un lapsus che cela la gioia immensa per aver ritrovato la fiducia dell’allenatore, della squadra, se non dell’intero ambiente partenopeo. Quella stessa fiducia che Milik non ha mai smesso di riporre in se stesso, nemmeno dopo il tremendo incubo di due operazioni al crociato.

Milik e il Calcio come mezzo per evadere

Il calcio è pieno di storie che fanno commuovere, storie di riscatto, sportivo ma soprattutto umano, storie che rendono questo sport ben più di un semplice gioco. Quella di Arkadiusz Milik è una di queste.

All’età di 6 anni perde il padre.

Ero in un brutto momento. Fumavo sigarette e rubavo piccole cose dai negozi. Fortunatamente Moki è entrato nella mia vita e mi ha salvato.

Moki è l’allenatore della giovanile del Katowice. Sotto la sua ala protettrice, Arek apprende il mestiere del bomber d’area di rigore, ultimo ingranaggio della catena di montaggio calcistica, e inizia a farsi notare. Il calcio diventa per lui un mezzo per colmare il vuoto di una tremenda scomparsa.

Milik, dalla Polonia al Napoli

Dopo vari provini, fra cui quelli per Reading e Tottenham, decide di continuare la propria carriera in Polonia per non avere troppe distrazioni.

Per un ragazzo di 17 anni è importante non dover affrontare troppi problemi di ambientamento.

La scelta di rimanere nella sua casa di Katowice testimonia l’umiltà di un ragazzo che non ha la fretta di arrivare, consapevole di non poter ancora spiccare il volo. Non occorrerà ancora molto.

A 20 anni approda nella terra dei mulini a vento. 32 goal in 52 apparizioni con la maglia dell’Ajax gli consentono di accasarsi poi ai piedi del Vesuvio. Un inizio promettente, il doppio crack del ginocchio, il calvario, la rinascita dalle proprie ceneri.

Nel nuovo Napoli di Ancelotti l’unica vera costante è il turnover che, secondo il mister, “motiva ulteriormente i giocatori e allontana gli infortuni”. Ma Arek, top scorer stagionale partenopeo, non ha bisogno di ulteriore motivazione ed è riuscito a ritagliarsi un posto da titolare fisso. Non potrebbe essere altirmenti. Perchè?
Perchè Arkadiusz Milik è un lottatore.
Perchè Arkadiusz Milik è l’araba fenice.

—————————————————
PER NON PERDERE NESSUNA NOSTRA
INIZIATIVA O ARTICOLO
CLICCA QUI E UNISCITI
AL NOSTRO CANALE TELEGRAM!
—————————————————

 

Autore

Aspirante medico, nuotatore e fratello premuroso. Ama parlare attraverso le immagini e immaginare attraverso le parole. Il bianco e il nero, seppur colori a lui a cuore, rappresentano solo gli estremi della scala di grigi con cui concepisce e racconta lo sport e la vita.

Lascia un commento

Top