CALCIO ITALIANO

Aritz Aduriz: para siempre Rojiblanco

Il 20 maggio 2020, all’età di 39 anni, Aduriz ha annunciato definitivamente il proprio ritiro dal calcio giocato con una lettera sui social, Ponendo la parola fine su di una delle storie d’amore più belle degli ultimi anni, e lasciando un vuoto nel cuore dell’intero popolo rojiblanco. Ripercorriamone la carriera.

Scherzo del destino

aritz aduriz ritiro coronavirus
L’ambiguità di un addio al calcio ai tempi del covid-19 (ANSA)

La vita ha probabilmente un pessimo (o ottimo, la cosa è alquanto soggettiva) senso dell’umorismo. Capita spesso che ti possa giocare dei veri e propri scherzi del destino. Spesso incomprensibili all’animo umano. Ad esempio, può capitare che ti faccia nascere in un giorno come ce ne son tanti, l’11 febbraio del 1981 tanto per dire un giorno. In terra basca. Per la precisione a Donostia-San Sebastian, nella roccaforte dei “Los Txuri-Urdin”, altro non è che la pronuncia basca per “Bianco-Azzurri” , ovvero i due colori simbolo della città, e di conseguenza della squadra di calcio cittadina, la Real Sociedad.

Ecco mettiamo che magari ti piace giocare a calcio, magari sei anche bravino, e qualcuno che vede un po’ più a lungo ti dice che in futuro, perchè no, potresti finire a giocare proprio per gli Txuri-Urdin, e diventare uno dei beniamini dei tifosi. Sarebbe il sogno di qualsiasi ragazzino nato a San Sebastian, no? La strada che hai intrapreso d’altronde sembra portare proprio a quello. Giochi nelle giovanili dell’Antiguoko, una delle squadre minori di San Sebastian, ma da sempre satellite che gravita nell’orbita degli scout della Real Sociedad. Non saresti né il primo ne l’ultimo a percorre il tragitto che porta allo stadio di Anoeta, domicilio della Real Sociedad (Xabi Alonso e Mikel Arteta giusto per fare due esempi).

Fatte tali premesse, avresti mai potuto immaginare che all’età di 39 anni ti saresti ritrovato a salutare in lacrime i tifosi, e ad esser considerato ormai una leggenda del club, non degli Txuri-Urdin, ma dei Rojiblancos? Proprio loro? La squadra di Bilbao? Gli acerrimi nemici della Real Sociedad? Eppure è andata proprio così. Certo che la vita è proprio strana alcune volte.

Due città e due squadre unite da una rivalità storica. Ma per alcuni versi molto simili tra loro, per altri completamente diverse. Quasi gli opposti. Basti pensare ai due vessilli che simboleggiano le due città. Così simili ma in fondo diametralmente opposti. Due bandiere con lo stesso disegno, lo stesso concetto di base. Il bianco a farla da padrone su tutto lo sfondo, fatta eccezione per un rettangolino in alto sulla sinistra. Rosso, ovviamente, per la città di Bilbao. Blu, per la città di San Sebastian. Colori che non a caso rispecchiano quelli delle due squadre.

athletic bilbao real sociedad

Due squadre rivali ma unite sotto il simbolo della Ikurrina , la bandiera dei paesi baschi. E da quella identità basca tanto difesa da ambo le parti. Unite da quel derby del 5 dicembre 1976. Dove i capitani delle due squadre scesero in campo sorreggendo insieme la bandiera del proprio popolo. Sfidando lo stato e tutto ciò che aveva rappresentato la dittatura franchista negli anni precedenti. Ma, seppur altrettanto interessante, questa è un’altra storia. Ora torniamo al nostro numero nove.

El zorro volverse león

aduriz bilbao

Per buona parte della sua carriera, il nove rojiblanco è stato considerato come uno di quei attaccanti capaci di fare un po’ di tutto. Ma tutto di niente. Insomma, incapace di eccellere in nessun aspetto del proprio gioco. Una carriera che sembrava destinata alla mediocrità. A finire presto dimentica nell’oblio della storia del calcio. Aduriz fino ai 30 è stato un giocatore discreto, ma niente di più. Per così dire uno dei tanti. Poi qualcosa è cambiato. O forse, abbiamo semplicemente iniziato ad accorgerci di lui?

Probabilmente entrambe le cose. Fino alla stagione 11/12, l’ultima giocata con indosso colori che non fossero il rosso e il bianco, la carriera di Aduriz non aveva rappresentato niente di eclatante. Qualche annata in doppia cifra, soprattutto con la maglia del Mallorca, ma niente di più. Messosi in mostra soprattutto per le doti da colpitore di testa, fondamentale in cui ha sempre eccelso a differenza di quanto si diceva prima. Ma senza mai lasciare il segno in nessuna squadra. Non riuscendo mai a diventare elemento cardine di nessuna formazione. Almeno fino al ritorno al San Mames.

aduriz

Si avete letto bene, ritorno. Perché Aduriz aveva già bazzicato precedentemente dalle parti di Bilbao, in più di una occasione, quando era conosciuto da tutti come “El Zorro” , e l’Athletic giocava stabilmente nella vecchia “Catedral“. Ma di questo ne parleremo successivamente. La svolta arriva sin da subito. L’incontro con Marcelo “El Loco” Bielsa è il momento chiave. Il tecnico argentino gli affida le chiavi dell’attacco rojiblanco. La fiducia riposta in lui e l’atteggiamento offensivo della squadra portano subito Aduriz a disputare la migliore stagione in carriera. 14 gol in 36 partita nella Liga.

Da quel momento la carriera di Aduriz sarà in costante ascesa, diventando un “Leon” a tutti gli effetti. E raggiungendo il punto più alto durante la stagione 15/16. 20 gol in 34 partite della Liga. 10 in 11 di Europa League, con il Bilbao ad un passo dalle semifinali (eliminato dal Siviglia, poi campione, solo ai rigori). Ma soprattutto con il successo arrivato ad inizio stagione nella Supercopa ai danni del Barcellona, con Aduriz protagonista grazie a 4 gol realizzati nell’arco delle due partite.

L’ormai già storico 4-0 della gara d’andata (cui seguirà l’1-1 del ritorno), forse il momento più alto della storia recente del Bilbao. Tripletta di Aduriz. In panchina un particolarmente sorridente Ernesto Valverde.

Quest’ultima stagione ormai consacra la nuova idea che iniziava a gravitare attorno la figura di Aduriz. Tutti quelli che prima venivano evidenziati come i suoi limiti, ora ne diventano i pregi. Aduriz ormai è considerato un attaccante completo. Un attaccante che padroneggia tutti gli aspetti del suo gioco, a discapito di quanto veniva detto in precedenza. Ed in effetti difficilmente, guardando qualche compilation dedicata ai suoi gol, troverete un altro attaccante capace di fare gol con lo stesso ampissimo repertorio di Aduriz. Un misto di capacità fisiche e tecniche. Di potenza e classe. Su cui solo i più grandi campioni possono contare.

Aduriz: para siempre Rojiblanco

Quella di Bilbao è una squadra piuttosto particolare. E l’ambiente che vi ruota attorno lo è ancora di più se possibile. Come ben saprete l’Athletic Club di Bilbao tessera solo giocatori con origini basche, o quantomeno cresciuti nelle giovanili di una società basca. Una realtà che spesso si fatica a credere possa andare avanti in un mondo globalizzato come quello odierno. Eppure continua ad esistere. Sorretta da un popolo che si è sempre identificato con quella società, sia a livello calcistico che umano. Un popolo caldo, geloso della propria identità, della propria cultura, dei propri colori.

Essere un Rojiblanco oppure, un Zurigorriak per dirla in basco, non è da tutti. Diventare un mito, una Leyenda per questo popolo è solo per pochi. Aduriz ci è riuscito. Tra di lui e l’ambiente Rojiblanco si è instaurato quel genere di relazione che ognuno vorrebbe provare, non solo in ambito calcistico, ma nella vita di tutti i giorni. Aduriz prima di comprendere che il suo posto nel mondo era al San Mames, è dovuto passare prima due volte dalle parti di Bilbao. La prima da giovanissimo, da ragazzo, passando quasi inosservato. La seconda mentre si apprestava alla maturazione, ma probabilmente non ancora pronto al ruolo che il fato aveva in serbo per lui. Quello in cui si è calato alla sua terza esperienza a Bilbao, quando ormai uomo, è andato incontro al suo destino.

405 presenze e 172 gol nel complesso con la maglia rojiblanca. Ma nella mente dei tifosi rimarranno, oltre ai ricordi legati ai gol, alle gioie o alle sofferenze passate insieme, oltre ciò, rimarranno i ricordi legati all’uomo, al suo modo di essere signore dentro e fuori dal campo. Il suo modo di essere, semplice e genuino, quasi a stonare in un mondo dove la semplicità viene spesso confusa con la banalità, un mondo in cui tutti sono alla ricerca del particolare e dell’estroso. Un gentiluomo come ormai ce ne son pochi. Gentiluomini di altri tempi, come lo era Gigi Simoni, che ci ha lasciato qualche giorno fa. Sinonimi di un calcio che purtroppo sta svanendo.

Gli ultimi due anni purtroppo hanno segnato il calo fisico del nueve basco che si è legato alla 20. Con quell’anca che da novembre ha iniziato ad accusare sempre di più il peso degli anni, portandolo alla fine alla decisione di appendere gli scarpini al chiodo.

Questa volta il fato sembrava volesse concedere ad Aduriz la giusta chiusura di un cerchio iniziato anni prima. Si perchè quest’anno la finale di Copa del Rey sarebbe dovuta essere, guarda un po’ il caso, Athletic Bilbao – Real Sociedad. Sarebbe stato l’epilogo perfetto. L’atto finale che ogni grande storia meriterebbe di avere. Purtroppo così non sarà.

Nell’attesa che il San Mames possa regalare il giusto tributo al proprio campione, noi lo salutiamo condividendo il suo stesso messaggio d’addio. E ammirando ancora una volta l’ultima perla regalataci. Un gol di una bellezza imbarazzante. Un gesto atletico, che paradossalmente, a qualche settimana di distanza non sarebbe stato più in grado di compiere. Quasi come se sapesse tutto ciò che sarebbe successo, e volesse regalare un ultimo ricordo di sé, un’ultima gioia al popolo Rojiblancos. Eskerrik asko Aduriz. Grazie.

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La lettera d’addio di Aduriz

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Autore

Terzino da paese in campo, fantasista sulla tastiera. Segnato fin da bambino dalle lacrime di Ronaldo del 5 maggio, ha capito subito che la vita da interista sarebbe stata dura. Scandisce il tempo in base alle giornate di campionato, sperando un giorno di poter vivere di calcio e parole.

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