Io non ho pensato a niente, ho proseguito la mia azione, con la testa me la sono portata avanti, poi ho
dribblato Georgatos e ho calciato in porta con la benda agli occhi, dove andava andava la palla.

Anche se con un idioma italiano controverso, queste le prime parole di un diciassettenne dopo aver
segnato un gol, poco banale a dire il vero, che qualcuno avrebbe chiamato “il gol della vita”.

Antonio Cassano, classe 1982, è uno dei talenti più cristallini della sua generazione. Nato e cresciuto in
Puglia, a Bari, ha vissuto un’infanzia non priva di asperità.

Se quel Bari – Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. |…| Quella partita ed il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di mer*a.

Chissà come sarebbe andata se quel 18 dicembre Eugenio Fascetti, l’allora tecnico del Bari, non avesse
deciso di schierarlo titolare al fianco di Enyinnaya. Ma questa è solo storia.

Fantantonio è l’appellativo che assume per le sue giocate straordinarie: il passaggio che non ti aspetti, il
tacco a scavalcare, l’assist no-look, quelli taglienti a spaccare la difesa, i cucchiai, giocate piene di puro
talento, piene di calcio.

Le “cassanate”

Il ragazzo è bravo, così bravo che però spesso lo fanno arrabbiare, e quando Antonio di arrabbia non ce n’è
più per nessuno. Infatti Fantantonio è conosciuto anche per le sue celeberrime cassanate: termine
coniato da mister Fabio Capello che sta ad indicare colpi di testa, comportamenti, gesti (a)tipici tanto da far
entrare il lemma nell’Enciclopedia Treccani. Pensate, il tutto assume un’incredibile figura ossimerica:
Cassano e la Treccani.

Non sono poche le cassanate: dal litigio con Claudio Gentile (l’allora CT della Nazionale U21), ad appena
diciannove anni, alle corna all’arbitro Rosetti, dall’imitazione di mister Capello, ai tempi del Real Madrid,
agli insulti al Presidente Garrone, dalle “dichiarazioni discriminatorie” sugli omosessuali all’attacco a
Galliani.

Potremmo addirittura azzardare dicendo che la sua carriera è stata caratterizzata da alti e bassi: “alti”
come le innumerevoli prestazioni condite da giocate strabilianti, “bassi” come tutte le cassanate.

Prestazioni sensazionali con Bari, Roma, Real Madrid, Sampdoria, Milan, Inter, Parma e con la Nazionale:
era il 2004 quando agli Europei emoziona tutti con la sua bivalente espressione di gioia per il gol all’ultimo
minuto contro la nazionale bulgara (Italia – Bulgaria 2 – 1) e di istantanea delusione per essere stati
eliminati dal pareggio tra Danimarca e Svezia.

Genio e follia: questo è Antonio. È emozione e trepidazione, vivacità e opacità, forza e fragilità.
Cassano è anche apprensione, sì, perché non dimenticherò mai la notizia di quell’ottobre 2011 citante che
Antonio Cassano era stato colpito da ictus ischemico di ritorno dalla trasferta a Roma (ai tempi era un
giocatore del Milan). Paura in quei giorni, come ha raccontato il calciatore, che fortunatamente è andata
via via svanendo con la correzione del difetto cardiaco, con la sua rapida ripresa e totale guarigione.

Antonio cassan riserva di lusso

Adesso Antonio è un uomo maturo, marito e padre di famiglia. Molti ricordano il suo siparietto con Pato
durante un’intervista per la nascita del suo primogenito. Risate. E talento. Il Cassano che conosciamo.
Ammirato da tutti.

Tévez? A me manca Cassano.

Parole di Zlatan Ibrahimovic durante una conferenza stampa sul mancato acquisto di Carlos Tévez (poi approdato alla Juventus).

Antonio manca al calcio (e a noi) come il calcio manca ad Antonio. Ha provato per un breve periodo
l’esperienza all’Hellas Verona, finita prematuramente prima dell’inizio del campionato. Ma lui non si dà per
vinto. Ci prova ancora con la Virtus Entella ma dopo soli cinque giorni annuncia il ritiro.

Talento e simpatia. Brillantezza e allegria. E si perdonino tutte le sue marachelle, perché in fondo è stato un
esempio da seguire per tutti noi: il ragazzo, di povera famiglia, che ce l’ha fatta. Difficoltà e semplicità, crisi
ed esplosione. Paura e coraggio. Cassano e la Treccani. Antonio e l’ossimoro.

Autore

Classe ’91. Nato ad Andria, città celebre (o forse) per il Castello sulla moneta da 1 cent, giro l’Italia suonando il pianoforte e incidendo anche un album. Completamente infatuato della buona musica e del calcio emozionale e “Brasileiro”. “..mi piace pensare la traiettoria di un calcio di punizione come una lunga scala cromatica che raggiunge l’ottava più alta nel sette”. Ah, sono un infermiere.

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