C’è chi a 16 anni e 318 giorni sta affrontando una serata di studio in vista del prossimo compito in classe al Liceo, chi si sente proiettato verso il futuro perchè la maggiore età è solo a due anni di distanza e persino chi si trova ad affrontare inevitabili crisi adolescenziali. Uno solo sulla faccia della terra, però, può dire di aver conquistato 81.617 spettatori in uno degli stadi più famosi nel panorama calcistico mondiale.La storia di questo ragazzo, però, non inizia a partire da quell’innamoramento reciproco con decine di migliaia di tifosi blaugrana. Le radici sono lontane, ben piantate nel terreno dello sviluppo calcistico spagnolo. Prima ancora della maturazione sui campi da calcio della Penisola iberica, ci ha pensato la genetica a far scorrere la passione per il fútbol nelle vene del piccolo Ansu, il secondo dei tre figli della famiglia Fati.

Tutto in famiglia

Dicevamo, la genetica. Bori Fati e María de Lurdes Vieira, all’epoca del loro primo incontro a Bissau, capitale della Guinea-Bissau, probabilmente stavano pensando a quel pallone che rotola verso la rete: la seconda nelle porti partite amatoriali femminili, il primo nella rete avversaria dopo un suo tiro con la maglia del Benfica, club del Paese africano, in cui molte squadre professionistiche adottano nomi di compagini portoghesi. Uno dei pochissimi aspetti positivi della colonizzazione del cosiddetto Terzo Mondo.

Il loro amore porta alla luce tre maschi: Braima, Ansu e Miguel. I tre avrebbero potuto appassionarsi al violoncello, al tennis, agli scacchi; invece no, in famiglia non si parla nè spagnolo nè portoghese: tutti conoscono alla perfezione il lessico calcistico, tant’è che i Fati si trasferiscono a Siviglia nel 2008 anche per permettere ai figli di sviluppare le proprie abilità tecnico-tattiche. Bori appende gli scarpini al chiodo e indossa gli abiti dell’autista e del controllore sui treni, mentre i tre giovani in rampa di lancio iniziano ad allenarsi sui campi da gioco della squadra di Herrera, un piccolo paesino di seimila anime a circa 100 km da Sivigilia.

Ansu, quando poggia per la prima volta i piedi sul suolo spagnolo, ha sei anni, ma ha già personalità da vendere: conduce la squadra di Herrera ai piani alti della classifica ed attira l’attenzione di diversi osservatori, tra cui quelli del Siviglia, dove viene tesserato nel 2011.

Sapore di sushi in cantera

Con i biancorossi, però, rimane solo un anno: arrivano le avances del Real Madrid, il Siviglia fa di tutto per trattenerlo, ma alla porta bussa il Barça ed Ansu non se lo fa ripetere due volte. I Rojiblancos, però, non ci stanno: vietano ad Ansu di allenarsi con loro, così lui torna a giocare con l’Herrera in vista dell’arrivo nella cantera del Barcellona. Il problema? L’Herrera è da sempre affiliato con il Real Madrid. Ansu, però, pensa solo a quella maglia blaugrana, che un giorno indosserà al Camp Nou.
ansu fati riserva di lussoQuello a destra dovreste riconoscerlo, mentre su quello a sinistra potreste avere qualche difficoltà in più. È Takefusa Kubo, astro nascente del calcio nipponico. Oggi, però, non veste più quei colori: è uno dei tanti acquisti della linea giovanile madridista, fortemente voluto da Zinedine Zidane; attualmente, però, è parcheggiato al Mallorca per farsi le ossa. Ma che ci fanno assieme? Semplice: festeggiano l’ennesimo titolo vinto assieme nella stagione dei record. Nessun dato ufficiale, ma indiscrezioni affermano che i due ragazzi terribili in foto abbiano messo a segno 129 gol complessivi in una singola stagione. Centoventinove.

I due giocano sotto età, poichè sono nettamente più forti degli avversari. I problemi, però, non tardano ad arrivare; la documentazione, infatti, talvolta manca: giocando con ragazzi più grandi di loro capita che non venga data loro l’autorizzazione a scendere in campo. In più, arriva la sanzione della FIFA per lo scandalo nell’acquisizione dei minorenni: Ansu è costretto a rimanere fermo per diversi mesi, mentre Kubo ritorna in Giappone, dov’è rimasto fino allo scorso luglio. Ciliegina sulla torta? In un derby contro l’Espanyol, Ansu si rompe tibia e perone. Ma gli avversari cantano vittoria fin troppo presto.

Ansu Fati – Messi: passaggio di consegne?

ansu fati riserva di lussoCosa vedete in quest’abbraccio? Noi, principalmente, un passaggio del testimone. No, non iniziate a parlare di eresia e di “è ancora troppo presto”. Ciò che passa, tra probabilmente il calciatore più forte nella storia del Barcellona e l’astro nascente del calcio spagnolo, non è il talento, i gol, gli assist: tutto questo non c’entra. Tra Leo Messi ed Ansu Fati passa la tranquillità, la spensieratezza, la serenità di poter spaccare il mondo con quella maglia addosso.

In più, questo passaggio di consegne sta anche nei numeri: Ansu è legato al Barça fino al 2024 (il contratto è fino al 2022 ma ci sono due anni estendibili) con una clausola da 100 milioni di euro, che verrà presumibilmente alzata, e non di poco.

Questo momento di tenerezza è stato scattato qualche settimana prima del giorno dei “16 anni e 318 giorni”: Ansu debuttava in Liga contro un rimaneggiato Betis Siviglia e si apprestava a diventare una pedina importante nello scacchiere di Valverde. A fine partita, il figlio di Bori e María commenta così il sogno di una vita, debuttare con il Barcellona in Liga:

Non ci volevo credere. Ero molto nervoso ma è andata bene: ora riesco solamente a ringraziare il club, il coach ed i tifosi, che mi hanno accolto nel migliore dei modi. Quando sono entrato in campo ho subito pensato ad i miei genitori ed alla mia famiglia: è grazie a loro se sono qui. Ora è il momento di rimboccarsi le maniche e di godersi il momento.

Umiltà con la U maiuscola.

La settimana seguente, l’ex tecnico dell’Athletic Bilbao lo butta nella mischia contro l’Osasuna.

Quale può essere il risultato, se non gol più veloce nella storia del Barcellona a 16 anni e 304 giorni? In più, segna di testa, grazie ad un importante inserimento, dopo appena sei minuti dal suo ingresso in campo. Gioca da ala sinistra, grazie all’intuizione di José María Bakero di farlo allargare sulla fascia per renderlo realmente unico. In questa posizione, infatti, Ansu gioca da vero e proprio jolly.

Avendo giocato in passato sia a centrocampo che come centravanti, il secondo dei figli Fati è la pozione magica per eccellenza: dribbling ed assist dell’ala, tendenza al gioco associativo del centrocampista e vena realizzativa del bomber d’area di rigore. A Barcellona possono stare tranquilli.

Decollo verso un futuro da protagonista

ansu fati riserva di lussoSuccede tutto così in fretta, ma rientrati dalla sosta per le Nazionali, Ansu colpisce ancora. Eccoci qua, siamo arrivati al nostro incipit. Bang, bang: in sette minuti buca la rete avversaria con un destro imparabile e serve un assist al bacio a De Jong dopo aver ubriacato Ezequiel Garay. No, il sogno non è mica finito qui.

Ormai abituato a bruciare le tappe (è entrato in prima squadra ancor prima di debuttare nel Barça B), il 15 ottobre 2019 è diventato il secondo giocatore più giovane a debuttare con la maglia della Spagna U21 dopo Vicenç Martínez, che nel 1941 aveva solamente 18 giorni in meno del nuovo fenomeno blaugrana.

Per me è un orgoglio essere qui e darò tutto per rendere felici i tifosi. Ero in macchina per andare a mangiare con alcuni amici quando mio padre mi ha chiamato per farmi sapere della convocazione. Non ci ho pensato un attimo, ho chiesto quale volo dovessi prendere e sono partito. In realtà sono molto sorpreso di questa chiamata, sono orgoglioso e ho sempre desiderato fare parte di questa selezione.

Effettivamente, un 16enne, ordinariamente, non si aspetta un messaggio del genere in una chiamata dal padre. Il bello, però, sta proprio qui: Ansu Fati non ha nulla a che fare con l’ordinarietà.Stiamo assistendo alla storia che si scrive da sola, sui campi di mezza Spagna. L’inizio della stagione 2019/2020 ci ha regalato un’inaspettata sorpresa, un ragazzino con il carisma e la personalità di un uomo. Siamo spettatori di un qualcosa di eccezionale, ma che deve ancora mostrare il meglio di sè.

Ansu Fati: il futuro ha un nome ed un cognome.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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