Se Andrea Pinamonti lo guardate con gli occhi di un Lord dei tempi di Game Of Thrones, gli affidereste la mano di vostra figlia per farla diventare regina.

Se foste, invece, nei panni di un brand manager, affidereste alla sua bella faccia pulita la maggior parte del budget di comunicazione del vostro rasoio da uomini, o del vostro snack senza olio di palma.

La verità è che Andrea Pinamonti da Cles, Trentino Alto Adige, con quel fisico da granatiere e quel ciuffo da Instagrammer, potrebbe essere capace di tutto, anche di segnare un rigore decisivo di giustezza e di Panenka (cucchiaio), scegliendo di esultare portandosi le mani sull’orecchio, chiedendo alla folla polacca di fischiarlo più forte.

Andrea, adesso, dopo la prima stagione in Serie A condita da 27 presenze, 5 gol e 3 assist e il cucchiaio decisivo contro la Polonia, è l’uomo del momento, ma la sua storia viene da lontano.

Lontano lontano, quanto i 1517 km che separano Cles, il paese che ha dato i natali al bomber azzurro, con Gdynia, piccolo villaggio di pescatori della Baia di Danzica in Polonia, che ha consacrato il protagonista della nostra storia lo scorso 2 giugno, dopo il rigore decisivo nell’ottavo di finale del mondiale under 20.

Con un futuro azzurro davanti, sembra infatti che dopo questa esperienza finirà già in nazionale A e, un quarto di finale da giocare, le medio-piccole della Serie A se lo contendono per affidargli il loro attacco, sperando in una sua ulteriore maturazione in zona gol.

LA PRIMAVERA DELL’INTER

Il bomber di questa storia prima di diventare Andrea Pinamonti e finire sul taccuino di tutti i direttori sportivi e passare alla corte di Raiola, era solo Andrea di Cles, un ragazzo come tanti delle giovanili dell’Inter.

Andrea Pinamonti ha fatto parte di tutte le rappresentative nerazzurre, esordendo in primavera all’età di 16 anni, e segnando.

Di lì a poco, le porte della prima squadra gli si sono spalancate, o meglio le panchine.

Il classe ‘99 infatti, dopo l’esordio in serie A della stagione 2016-17 contro l’Empoli alla 24^ giornata, ha passato la seguente annata, la prima di Spalletti in prima squadra, collezionando solo 13 minuti con Genoa alla 25^ giornata.

Insomma il nostro Andrea Pinamonti, dopo essersi tolto il lusso di uccellare il parigrado e capitano della Polonia, il portiere Majecki, è capitato parecchio in panchina, ma sempre dalla panchina di lusso, come scudiero di Mauro Icardi, suo idolo personale e atleta dal quale pare aver ereditato il sangue freddo dagli 11 metri e la stessa eloquente esultanza.

Siamo sulle tue spalle Andrea, portaci, da gigante, alla finale del mondiale under 20.

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Autore

Classe ‘87, cresciuto con un padre calciofilo, si accorge del calcio solo a 7 anni durante il mondiale di USA ‘94 perché incuriosito nel guardare tutti quegli adulti gioire e poi piangere davanti al televisore da un momento all’altro. Infatuato, vede la sua prima partita allo stadio in quello stesso anno e decide che da grande farà il calciatore. Il più maturo innamoramento per il marketing e la comunicazione prima e, il matrimonio-riparatore con i social network, dopo, diventano il suo lavoro a tempo pieno, ma con un occhio fisso al prossimo turno di campionato.

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