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È sabato pomeriggio. Roma è invasa dal traffico, molte, troppe macchine che si incanalano verso lo Stadio Olimpico: “Daje, te movi che gioca la Magica?”. Cerchi una delle solite scorciatoie per evitare l’ingorgo e le innumerevoli buche, ormai scolpite sulle strade della capitale come fossero leggi nella costituzione. Senti già i cori della Sud, dalla radio ti hanno comunicato da tempo l’1-0 firmato Zaniolo, ma ancora non sei riuscito ad accedere alla tua seconda casa, a quell’arena giallorossa che ha sempre trovato posto nel tuo cuore e nei tuoi pensieri. Poi, più o meno alle 15:30, vieni bloccato: un vigile ti sbarra la strada, ma non ha la classica divisa d’ordinanza. Ha una maglia blu scuro, il ciuffo ordinato e due guantoni alle mani. È l’incubo di molti avversari, quel vigile di Udine.

Non ha sbarrato la strada solo a te, automobilista con la Roma nel cuore, ma anche agli uomini di Fonseca, che pensavano di averla chiusa già al 26esimo. Invece no: Kolarov calcia relativamente bene, ma il vigile fa suo quel pallone. La giornata a lavoro non si concluderà nel migliore dei modi, poichè le infrazioni saranno due: prima la fucilata imparabile di Zaniolo e poi un altro rigore, che questa volta Veretout mette a segno. Alla fine dei conti, però, gli si può realmente recriminare qualcosa? Sfiora anche il penalty del francese e strenuamente tiene in piedi quel divieto d’accesso quasi da solo: se Pastore avesse infilato il 3-1 sicuramente non sarebbe stata colpa di Meret, che tra l’altro aveva negato anche quel colpo di testa con un riflesso irreale.

Prima di arrivare a gestire il traffico napoletano, però, il vigile 22enne ne ha fatta di strada. Suona strano eh, ma anche i portieri devono correre per inseguire il sogno chiamato Serie A.

alex meret riserva di lusso

Corso di formazione a Ferrara

È parte integrante della storia del calciatore, è il primo step nella gradinata di Rocky, solo che i guantoni non hanno niente a che vedere con il pugilato: è la gavetta, quella che mostra al calcio italiano l’ennesimo prodotto cristallino nel puzzle di portieri nati in prossimità dell’avvento del terzo millennio; ed Alex, di sicuro, ne è un tassello fondamentale

La prima compagine a credere realmente in lui è la Spal, che nell’estate del 2016 si affida ad un 19enne con un’esperienza sul campo limitata all’ambiente della Primavera per tentare il clamoroso salto in Serie A. Il risultato? 11 clean sheets su 30 partite disputate. L’anno successivo si gioca il posto con Alfred Gomis, con cui stabilisce un rapporto di sana concorrenza, la quale porta la Spal alla salvezza. Il grande salto nel vuoto, però, arriva il 5 luglio 2018: prestito con obbligo di riscatto fissato a 22 milioni di euro (più 3 di eventuali bonus); non solo, Ancelotti lo vuole talmente tanto che è disposto ad ingaggiare anche Orestiz Karnezis, già al fianco di Alex nel 2015: il ragazzino faceva la riserva del greco nell’Udinese, ma adesso era arrivato il suo momento.

Ascesa verso la titolarità, con un Ospina di mezzo

alex meret riserva di lussoGli perdonano anche il passato da tifoso juventino, perchè ci mette pochissimo a far innamorare il tifo partenopeo. Ma come si può definire il primo anno in una grande del nostro calcio per il portiere di Udine? Probabilmente la descrizione più pertinente è “scalare le gerarchie”, perchè inizialmente Karnezis fa il terzo, Alex il secondo e la porta del San Paolo viene difesa da Ospina, il grande nome che sostituisce un Reina che sposa il rossonero. La sensazione, però, è che Meret fosse come quel personaggio che rimane in disparte per buona parte del film per poi far concludere la pellicola con un lietissimo fine. E contro chi arriva questo lieto fine?

12 maggio 2019: Meret è ormai il numero 1 del Napoli, che gioca in trasferta al Paolo Mazza di Ferrara. Ricordate che abbiamo definito il passaggio agli azzurri come un “salto nel vuoto”? Beh, la gara contro la Spal è la corda del bungee jumping che lo fa riaffiorare in cima al precipizio: il divieto d’accesso non viene scosso dagli estensi, che nonostante il dominio sul finale di gara riescono a gonfiare la rete solo sul rigore (intuito da Meret) di Petagna. Fino i minuti di recupero, però, i biancazzurri si pentono di non averci puntato realmente come titolare l’anno precedente: miracoli su miracoli, dal colpo di testa di Floccari alle conclusioni di Jankovic ed Antenucci. Non si passa.

E poi quest’inizio di stagione, la rete inviolata contro il Liverpool, le parate decisive che stanno tenendo a galla una difesa che sembra quasi voler affondare nonostante l’innesto di un certo Kōnstantinos Manōlas. Continua a dimostrare maturità, la stessa maturità che gli appartiene fin da quell’insolito allenamento a Coverciano, in cui un 16enne qualsiasi ha parato le punizioni di Pirlo, Aquilani e Diamanti. Fin dalle parole pronunciate ai tempi della Primavera:

La miglior qualità di un portiere è saper prendere le decisioni giuste a seconda delle diverse situazioni che si affrontano durante la gara. Le doti tecniche si possono migliorare, ma saper prendere la decisione giusta è la cosa più importante.

La carta d’identità non mente: 22 marzo 1997, ma ogni volta che un tiro si avvicina verso la porta del San Paolo il timore diminuisce a dismisura. A Napoli possono stare tranquilli: c’è un nuovo vigile in città, ha pochi anni nel traffico ma sembra che faccia questo lavoro da una vita.

Non si passa con Alex Meret: le infrazioni si pagano care.

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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