GOOOL! TEMPESTA PERFETTA NESTA! TEMPESTA PERFETTA NESTA!”

Urla di gioia il telecronista tifoso milanista Carlo Pellegatti al gol di Alessandro Nesta nella finale di Coppa Intercontinentale contro il Boca Juniors di Palacio terminata poi 4-2 per i rossoneri. Ma perché Tempesta Perfetta? Ripercorriamo un po’ di doverosa e sana storia …

La Lazio

Alessandro Nesta nasce a Roma il 19 Marzo 1976.

Il suo talento si manifesta subito quando già all’età di 8 anni riceve un’offerta di 10 milioni di lire (un’enormità per quei tempi e per quell’età) da parte della Roma ma il padre Giuseppe, laziale da sempre, rifiuta senza pensarci troppo:

Mio figlio con la maglia della Roma? Piuttosto morto.

Così Giuseppe Nesta, nel giro di un paio di telefonate riesce ad organizzare un provino con la Lazio che risulterà poi superato a pieni voti al primo colpo.

Alessandro Nesta diventa un giocatore della Lazio, la sua squadra del cuore, ad appena 9 anni ed esordisce con la prima squadra nel 1994 sotto la guida di Dino Zoff.

Col passare degli anni diventa titolare inamovibile, conquista la chiamata in Nazionale per gli Europei del 1996 da parte dell’allora CT Arrigo Sacchi e viene considerato unanimemente il miglior difensore italiano.

Con la sua Lazio vince Campionato e Coppa Italia nella stagione ‘99/2000 salvo poi essere venduto, inizialmente a malincuore, al Milan.

Il mio sogno era quello di giocare per sempre con la Lazio ma non c’è stata possibilità.

Il resto è storia.

Il Milan

Quasi “scontento” di essere approdato al Milan, nel momento del suo acquisto si sente costretto a stare “in vetrina” e a sventolare la maglia rossonera da quel balcone. Proprio lui, un maniaco della privacy, schivo ed introverso, timido. Preferisce stare nel backstage dello show. Ma presto dirà di essere approdato in una squadra fortissima che al primo colpo conquista la Champions League, segnando anche dal dischetto, e che col passare del tempo conquista anche il suo cuore.

La sua esperienza, con quella di Paolo Maldini, servirà anche a far crescere in maniera esponenziale le qualità di Thiago Silva, con cui formerà una delle coppie difensive più forti degli ultimi tempi.

Nel 2006, per inciso, fa anche parte della spedizione in Germania della nostra Nazionale campione del mondo. Sandro, titolare inamovibile al fianco di Fabio Cannavaro, si infortuna dopo due partite. Resterà comunque con la squadra fino alla magica notte del 9 luglio 2006.

Alessandro Nesta, talento indiscusso. È il prototipo dello sportivo che oggi manca all’Italia: talento che fa parlare il campo anziché i social network. Ovunque presente e pulitissimo nei movimenti difensivi, preciso come gli ingranaggi di un orologio negli anticipi. Ecco perché Tempesta Perfetta.

Eri convinto di aver la palla e invece ce l’aveva lui, che ti anticipava. Sempre pulitissimo, non s’attaccava neppure alla maglietta.

Queste le parole dell’eterno bomber di provincia Dario Hubner.

Ricordiamo che Nesta ha fermato Messi all’età di 35 anni. Mica ciarle.

Anche un campione come Zlatan Ibrahimovic ha speso parole considerevoli di ammirazione per il difensore:

Alcuni difensori cercano di buttarmi giù moralmente o mi aggrediscono fisicamente per cercare di incutere timore. […] Quando i difensori si comportano così è perché hanno paura, sono consapevoli di essere inferiori e ricorrono a questo escamotage. Ma non tutti sono così, Maldini e Nesta non lo erano. Li rispetto molto per questo e anche perché con loro era sempre difficile prevalere.

Oggi Nesta, dopo aver vissuto per un periodo all’estero, è l’allenatore del Perugia in Serie B (che quest’nno si chiamerebbe Serie BKT) in lotta per un posto nei playoff.

Contraddistinto dalla sua professionalità fuori dal comune.
Poca volontà di notorietà.
Da sempre dietro le quinte.
Da sempre Alessandro Nesta, Tempesta Perfetta.

 

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Autore

Classe ’91. Nato ad Andria, città celebre (o forse) per il Castello sulla moneta da 1 cent, giro l’Italia suonando il pianoforte e incidendo anche un album. Completamente infatuato della buona musica e del calcio emozionale e “Brasileiro”. “..mi piace pensare la traiettoria di un calcio di punizione come una lunga scala cromatica che raggiunge l’ottava più alta nel sette”. Ah, sono un infermiere.

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