È il 1911. Luigi Pirandello pubblica “La patente, una delle tante novelle che lo renderanno noto al grande pubblico. Lo scrittore siciliano narra della sfortunata vicenda di Rosario Chiarchiaro, considerato da tutti lo iettatore del paese, che tenta di farsi convalidare una patente da iettatore dal giudice D’Andrea. La sua richiesta, ovviamente, rimarrà incompiuta. 79 anni dopo, nel giorno di Santo Stefano, l’anima di Rosario Chiarchiaro potrebbe aver cambiato corpo, nella speranza di portare meno jella alle persone, per citare Pirandello.

Il 26 dicembre 1990, a Caerphilly, una piccola comunità del Galles meridionale, nasce Aaron Ramsey, figlio di Kevin e Marlene. Questa piccolo centro abitato si trova ad una ventina di minuti dalla capitale Cardiff, dove a nove anni Aaron calcia i primi palloni agonistici della sua vita: dal 1999, infatti, inizia la sua carriera nelle giovanili dei Bluebirds. Il piccolo Aaron compie tutto il processo di formazione nella sua squadra del cuore ed il 26 aprile del 2007, a 16 anni e 124 giorni, è diventato il più giovane esordiente del club della capitale. Predestinato.

Talmente predestinato che nel corso dell’estate scoppia il caso sui giornali gallesi: un club di Londra ha offerto un milione di sterline per l’astro nascente del calcio del Galles, ma il Cardiff ha rifiutato e non ha mai rivelato il nome della squadra interessata ad Aaron; qualcosa mi dice che quella squadra sarà un filo importante nella carriera del nativo di Caerphilly..

L’infortunio shock

Dopo la prima stagione da protagonista in prima squadra, conclusa nel migliore dei modi con la finale di FA Cup, il telefono nella sede del Cardiff inizia assiduamente a squillare. È una corsa a tre per Ramsey: United, Everton ed Arsenal. Ad inizio giugno la svolta: Arsène Wenger chiama a casa Ramsey e convince Aaron a sposare la causa dei Gunners, iniziando così una never ending story che sembrava poter non finire mai. Nei primi due anni all’Emirates mostra un talento cristallino, ma la sua ascesa verso l’11 titolare viene interrotta il 27 febbraio 2010. L’Arsenal sta pareggiando 1-1 al Britannia Stadium di Stoke-on-Trent, in casa dello Stoke City; è il 65′, Ramsey recupera palla a centrocampo e Ryan Shawcross, difensore dei padroni di casa, fa rabbrividire i 30.000 spettatori di quel freddo Saturday britannico: entrata killer al numero 16 dei Gunners e doppia frattura di tibia e perone.

Per riprendere la forma fisica necessaria, Aaron passa la stagione successiva tra il Nottingham Forrest e il suo Cardiff, senza mai incidere abbastanza. Dopo l’infortunio, però, succede qualcosa di strano. Iniziano le coincidenze, inizia quell’inusuale ed al contempo scomodo paragone con il Chiachiaro di Pirandello.

Il primo maggio 2011, l’Arsenal batte un Manchester United in corsa per il titolo. Il gol lo sigla Aaron, al 56′, con un destro rasoterra su assist di Van Persie; fin qui, nulla di strano.

Aaron Ramsey Riserva di Lusso

L’inizio della maledizione

Succede, però, che il giorno dopo una squadra speciale americana faccia irruzione nel bunker del terrorista più ricercato del pianeta, uccidendolo: Osama Bin Laden è la prima della lunga lista di vittime della maledizione firmata Ramsey. In realtà, due anni prima vi erano stati due casi isolati: tra ottobre e novembre 2009, Ramsey sigla due gol a Liechtenstein e Scozia: il 15 ottobre muore Andres Montes, storico commentatore sportivo spagnolo, mentre un mese dopo Antonio de Nigris, attaccante messicano del Larissa, viene colpito da un arresto cardiaco. Ma ancora nessuno destava sospetti..

Il 5 ottobre 2011 muore uno degli uomini più influenti del XXI secolo, l’inventore di Apple Steve Jobs. Tre giorni prima, Aaron Ramsey sigla il momentaneo pareggio nel North London Derby contro il Tottenham, la gara più sentita nella capitale britannica. Coincidenze. Tutto inizia a prendere forma un paio di settimane dopo, quando in seguito alla rete al Marsiglia, Ramsey inizia ad essere additato come iettatore: il 20 ottobre 2011 viene assassinato Muʿammar Gheddafi, un giorno dopo il gol in Champions del 20enne gallese.

Tutto tace fino al febbraio dell’anno successivo, quando scompare l’icona della musica americana Whitney Houston, lo stesso giorno della rete di Aaron al Sunderland. Dopo l’immensa Whitney, la triste lista di vittime si arricchisce: da maggio a novembre 2013, dopo le reti di Aaron muoiono il dittatore argentino Jorge Videla, la poetessa messicana Chavela Vargas, il pugile statunitense Ken Norton e l’amatissimo attore Paul Walker, uno dei protagonisti della saga di “Fast and Furious“. Ramsey segna e porta sempre più necrologi.

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2014: l’anno nero

Il 2014 segna l’anno della conferma della maledizione, che diviene particolarmente nota attraverso i social media. Maggio 2014: Ramsey segna al Norwich e muore Hans Ruedi Giger, celebre artista svizzero. 10 Agosto 2014: Ramsey conquista il suo primo Community Shield della sua carriera con un suo gol nel netto 3-0 inflitto al Manchester City, ma il giorno dopo scompare Robin Williams, uno degli attori che hanno fatto la storia di Hollywood. Le ultime due vittime del malefico anno sono l’attore Samuel Attenborough (il Santa Claus del “Miracolo nella 34ª strada” ed il John Hammond di “Jurassic Park“) ed il cantante italiano Mango, morti dopo le reti all’Everton ed allo Stoke City, la squadra che, con molta fantasia, ha inaugurato la sciagura targata Ramsey.

Le ultime vittime della lista hanno reso celebre sempre di più questa leggenda metropolitana, grazie alla notorietà dei personaggi scomparsi. David Bowie, Alan Rickman, Nicky Hayden e Chester Bennington sono solo alcune delle celebrità morte successivamente a dei gol di Ramsey, che nel frattempo ha conquistato altre due Community Shield (nel 2015 e nel 2017) e tre FA Cup (nel 2014, nel 2015 e nel 2017), portando l’Arsenal in cima ai plurivincitori del torneo, con 13 Coppe d’Inghilterra conquistate.

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Ramsey, l’icona dei Dragoni

4 anni prima che iniziasse la sua maledizione, Aaron entrò nel giro della Nazionale dei Dragoni, diventando un punto fermo delle giovanili del Galles: tra Under-17 ed Under-21 conta 27 presenze condite da 4 reti. Esordisce con la Nazionale maggiore il 19 novembre 2008, nella vittoria esterna contro la Danimarca, neanche 18enne.

Tre anni dopo, Gary Speed gli affida la fascia da capitano: Aaron è il capitano più giovane nella storia del Galles, a 20 anni e 90 giorni. What a time to be alive. Da quel 26 marzo 2011, Ramsey diventa uno dei due giocatori simbolo dei Dragoni, assieme alla stella madridista Gareth Bale.

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Una nuova vita a Torino

Da quest’anno, la stella del calcio gallese inizia una nuova avventura. Nella sua carriera ai Gunners non ha mai assaporato il gusto della vittoria, il guardare dall’alto della Premier League gli avversari, con il sorriso beffardo del campione; l’Arsenal non vince il campionato dalla magnifica stagione 2003/2004, quando i bad boys di Wenger conclusero l’anno da imbattuti, guidati dai 30 gol in 38 partite di Thierry Henry. Quest’anno, però, la musica in casa Ramsey è cambiata.

Lo scorso 11 febbraio, la Juventus ha comunicato di aver raggiunto un accordo con il centrocampista gallese, in scadenza di contratto con l’Arsenal; l’ultima partita con i Gunners l’ha giocata in uno dei campi più ostici che affronterà l’anno prossimo, il San Paolo di Napoli: quella gara non gli ha portato fortuna, poichè la sua ultima apparizione con la maglia del club che l’ha lanciato nel calcio che conta è terminata con un infortunio al flessore della gamba destra.Aaron Ramsey Riserva di Lusso

I tifosi juventini, però, possono stare tranquilli: Aaron ha recuperato pienamente ed è pronto ad entrare nel mondo Juve, come testimoniato dalle sue parole nella conferenza stampa di presentazione:

Quando ho saputo che la Juve era interessata a me ho pensato subito che era uno dei club più importanti al mondo e ho pensato sarebbe stato bello giocare a livelli così alti. Sono pronto e non vedo l’ora di poter abbracciare questa sfida.

In più, Aaron ha scelto la numero 8, indossata nel recente passato da un certo Principino..

So che Marchisio è stato fenomenale, gli ho parlato in un paio di occasioni al JMedical, quindi se posso emulare quello che lui è riuscito a fare per la Juve non potrò che essere orgoglioso. Non vedo l’ora di indossare questa maglia, con le responsabilità che porta. Sono pronto.

Dopo 371 partite con la maglia dell’Arsenal, arricchite da 65 gol e 65 assist, dopo 24.086 minuti giocati per i Gunners sui campi di mezza Europa, il gioiello di Caerphilly è pronto a conquistare Torino, con la speranza di vincere il primo Scudetto della sua carriera. Tifosi juventini, Aaron vi porta fantasia, sostanza e gol: allo Juventus Stadium, però, portate un corno napoletano (so che è complicato per voi..), un ferro di cavallo o migliaia di quadrifogli. Mai essere troppo scaramantici nella vita, ma con il fuoriclasse gallese non si scherza. L’appello lo facciamo anche a te, Aaron: meno necrologi e più scudetti.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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